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Il bambino invisibile
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Foa, Marcello <1963-> - Bragonzi, Manuel Antonio

Il bambino invisibile

Milano : Piemme, 2012

Abstract: Manuel ha cinque anni e un grande cuore indomito. Un giorno, quando si squarcia il velo sui misteri più reconditi della sua giovanissima vita, risponde al richiamo che la natura intorno al suo villaggio gli lancia e fugge tra i boschi del Cile. In molti probabilmente sapevano perché non aveva una mamma, e perché vivesse insieme a un uomo che chiamava nonno ma in realtà era un estraneo. Un uomo che nascondeva un segreto sconvolgente sul passato di quel bambino e di sua madre, un segreto di cui Manuel aveva perso ogni ricordo. Quando la verità riemerge dall'oblio, Manuel decide che la sua famiglia sarebbero stati gli alberi, i ruscelli, i cespugli di frutti selvatici che tante volte lo avevano sfamato. Se il mondo degli uomini lo escludeva e lo maltrattava, la natura sembrava accoglierlo, gli uccelli cantavano la forza della vita, le fronde stormivano e i prati lo accarezzavano come nessuno aveva mai fatto. Se casa è un posto dove sentirsi protetti, lì era casa sua. Per molti mesi, anni, Manuel vive da solo nel bosco, in silenzio, mangiando frutti selvatici, imparando a cacciare dai gatti, a costruirsi una fionda, a pescare a mani nude. Un piccolo ragazzo selvaggio che coltiva dentro di sé la libertà. Niente lo avrebbe convinto a tornare nella prigione di prima, nemmeno l'inverno, nemmeno il vento gelido. Fino a quando il destino non inizia il suo lungo viaggio in cerca del bambino invisibile...

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sbp47803
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Spero che il cartaceo sia migliore dell'ebook che è pieno di errori, frasi ripeture due volte, come pure intere pagine rendendo la lettura spesso difficoltosa.
La storia è vera ma si stenta a credere a quello che si legge. Il titolo rende perfettamente l'idea perchè Manuel invisibile lo è realmente. Senza una mamma vive dall'età di tre anni, in una casa con uno speudo-nonno che lo prende a cinghiate perchè arriva tardi alla sera oppure perchè ha fatto la pipi a letto. Le donne della casa non lo difendono, mai un sorriso o una carezza, come se di lui non importasse nulla. La storia prosegue tra cinghiate e giornate intere passate nel bosco, perchè solo nel bosco lui si sente protetto e solo la natura gli vuole bene. Il sole gli accarezza il viso, l'albero lo progegge, le siepi gli offrono more e lamponi. Poi il destino mescola le carte e, dall'età di cinque fino a otto anni, Manuel decide di vivere da solo nel bosco, diventando a tutti gli effetti un selvaggio. Vivrà in simbiosi con la natura e con i suoi ritmi, imparerà a cacciare, a cibarsi di quel che trova, imparerà anche ad essere libero, libero di fare quello che vuole. Ma soprattutto niente più cinghiate. Poi la parte finale che porta Manuel verso un destino migliore. Quello che ti rimane finito il libro è tanta rabbia, tanta incredulità, per tutto quello che ha passato questo bambino. Questa è una di quelle storie che, se non fosse stata raccontata, non sarebbe mai venuta fuori.

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