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Gli ultimi messaggi del Forum

Una corsa nel vento - Jojo Moyes

Per quanto a me piacciono i cavalli, è troppo incentrato sul mondo equestre che da poco spazio al resto della storia. Ho fatto fatica ad arrivare alla fine del libro, non appena inizia a raccontare dei cavalli, saltavo il paragrafo perché diventava noioso e non riuscivo ad andare avanti. Tralasciando i cavalli, il racconto è molto bello, scorrevole, mi veniva voglia di continuare a leggere per sapere come si sviluppavano gli avvenimenti... ma poi l'epilogo si conclude in una pagina quando meritava più spazio. Ho letto anche altri libri della Mojes e ha dato il meglio di sé con “Io prima di te” e seguenti. Secondo me c'è di meglio...

Un volgo disperso. Contadini d'Italia nell'Ottocento

Il Concilio di Trento diffonde la rassegnazione nei confronti dei proprietari terrieri: il clero doveva tenere buoni i contadini per conto dei proprietari. Nel 600 i ricchi nei palazzi giocavano a fare i pastori (Arcadia). Nel 700 in Toscana i contadini vivevano in capanni in condizioni non diverse da quelle degli animali. La statistica – scienza della felicità – dalla Francia dei Lumi arriva con l’esercito napoleonico in Italia. Melchiorre Gioia (1767-1829) descrive l’estrema miseria dei contadini: “Si cibavano di fieno cotto condito con un po’ di sale in primavera; polenta senza sale; le case dei sindaci erano piene di catene del fuoco e pignatte pignorate perché non avevano da pagare le tasse.. “. I contadini sono un “mondo a parte”, descritti spesso come i selvaggi del Nuovo Mondo. Nell’Ottocento sono in fondo alla scala sociale, disprezzati, lontani dalla città. Dopo l’Unità le condizioni di queste persone peggiorarono a causa delle nuove tasse, la leva obbligatoria: cercano nell’emigrazione un po’ di ossigeno. La parola chiave è “igiene”, “politezza dell’aria”. Con queste parole la classe dirigente cerca di mantenere le distanze. Ma con la solo igiene non si migliora la condizione dei miseri (Engles). Dipendenza dal padrone da salutare con il cappello in mano, ignoranza, analfabetismo,superstizioni, denutrizione (pellagra, tisi, rachitismo, colera, malaria, febbre puerperale…), contratti di mezzadria fin dal XV°secolo sono i caratteri di una classe, il volgo disperso che si vuole mantenere tale da una parte (Lombroso; Montegazza), dalle cui condizioni si vuole emancipare (medici condotti/i nuovi intellettuali, socialismo…). E’ un saggio denso che va letto lentamente, che mette in discussioni le categorie della storia studiate a scuola e ci fa capire meglio di dove veniamo. Per il Novecento veronese consiglio di leggere l’opera di Dino Coltro.

Il trono di spade - Martin, George R. R.

..in questo libro si raccontano le vicende di metà personaggi, l’altra metà sarà nel volume successivo..nonostante i colpi di scena è noioso.. la storia può essere coinvolgente, si è interessati a capire come andrà a finire, ma l’autore si dilunga troppo, sembra una telenovela.. finito a fatica..

Jasper Jones - Craig Silvey

Jasper jones: un libro che ho scoperto per caso, non è il solito romanzo con crimine, la storia dei giovani protagonisti è ben fatta, coinvolgente, si parla di ingiustizia, di ipocrisia, anche di bulli, molto bello, consigliato.

Dracul

Libro a dir poco meraviglioso, scritto nel XXI secolo ma con una prosa gotica di fine ottocento, bellissimo anche nella trama: che meravigliosa storia d'amore.
Gli autori poi giocano: i protagonisti sfiorano, in un circolo, Sheridan Le Fanu, l'autore di "Carmilla", altra meraviglia della letteratura gotica.

Luciano Dal Cero: una vita per la libertà. Il pensiero, le testimonianze, i luoghi della memoria. Ricerca storica realizzata da un gruppo di docenti e studenti - Istituto Statale di Istruzione Secondaria Superiore M.O.L. Dal Cero

Il gruppo di ricerca storica dell’Istituto Luciano Dal Cero di San Bonifacio, formato da una trentina di studenti e da quattro insegnanti, si è domandato: “Luciano Dal Cero, chi era costui?”.
Molti hanno frequentato quel istituto ma pochi sanno chi egli sia stato. È bene che le scolaresche e gli insegnanti escano da scuola per vedere e sentire cosa si può fare di buono e di bello per il loro paese, che, poi, è compiere qualcosa di importante anche per se stessi. Di fronte a iniziative scolastiche abitate da luoghi comuni, pedagogie decorative, qui c’è da cavarsi il cappello. La ricerca parte da vicino, dal nome del loro istituto, da così vicino che spesso neanche ci si fa caso, come non facciamo caso a una giornata di sole, per girare per archivi, biblioteche, leggere libri, consultare documenti, incontrare persone, fotografare, prendere appunti, ritornare indietro di settanta anni, sentire nomi ai più ignoti (Meneghetti, Bobbio, Perotti, Anzolin, Lisetta…), le imprese del popolo degli umili, per approdare ai nostri giorni, ai nomi delle vie… Un lavoro di costruzione, cooperazione, in cui il gruppo esercita il pensiero critico: l’educazione che trasforma. L’apparato iconografico, le note, le didascalie sono curate, così come il testo è scritto bene: un lavoro di divulgazione che ci invita a riflettere. Già questi potrebbero essere motivi validi per leggere il libro, per averlo in ogni biblioteca della Valdalpone, ma c’è di più...
Il comandante partigiano Paolo – Luciano Dal Cero - è stato ucciso il 29 aprile 1945 a Roncà, aveva 30 anni. L’uomo morale fa spesso una fine tragica. La sua vita è stata breve ma significativa; come quella di altri giovani di quel tempo è stata spesa per ideali e beni di cui godiamo che ci sembrano scontati come l’aria che si respira, ma così non era allora e così non è in tanta parte del mondo... E suonano ancora per noi le parole di Martin Luther King: “Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non farete niente per cambiarla”.

Confessione - Kanae Minato

Un libro che rapisce fin dall'inizio. In qualità di genitore, non posso fare a meno di chiedermi che influenze avranno su mia figlia i miei gesti e le mie parole. Consigliato.