Erika Marinoni

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Il sentiero selvatico - Matteo Righetto

La stanza delle mele mi era piaciuto tantissimo, per cui non ho esitato ad acquistare anche quest’altro libri di Matteo Righetto. A dispetto del primo, questo è più particolare, si respira più natura. Siamo nel 1913 a Larcionei, un piccolo paese ai piedi delle Dolomiti ed un evento inspiegabile fa sì che la protagonista venga additata come “strega” ed il fatto che lei abbia un rapporto speciale con la natura non fa altro che rafforzare il pensiero di molti in paese. Oggi ti stupisci molto di certe credenze, ma ai tempi penso fossero la normalità. Di contorno a questa storia c’è la Storia, quella che pochi ricordano, e che qui viene raccontata magistralmente. Finisci di leggere il libro e ti viene voglia di fare la valigia e partire per quei luoghi magicamente descritti.

Vietato calpestare i sogni. La straordinaria storia di PizzAut e dei suoi ragazzi

Questo è uno di quei libri che o divori come un’ottima pizza, o assapori come un ottimo vino. Io l’ho divorato! Quello che ha fatto Nico Acampora è qualcosa di straordinario, che spesso stenti a credere. Eppure, come spesso dico sempre io, quando il Bene si mette in moto nulla lo può fermare.
Partito da zero ha creato un’opportunità lavorativa per ragazzi autistici aprendo PizzAut, la pizza più buona della galassia, come è stata battezzata.
Un intreccio di volontari, educatori, persone che conoscono persone, una rete di contatti umani mai vista prima, tutti pronti a smuovere mari e monti, fino ad arrivare al Presidente della Repubblica prima e a Bruxelles dopo.
E poi ci sono loro, i ragazzi di PizzAut, che con il loro mondo speciale, ti donano altrettante frasi speciali o gesti speciali!
Un libro che ti entra nel cuore per rimanerci!

Mal di Libia - Nancy Porsia

Questo è uno di quei libri che non vorresti finisse mai.
Un lungo viaggio quello che compie l'autrice tra la Libia di Gheddafi prima e quella di Gheddafi dopo la sua morte. Un reportage minuzioso, fatto di nomi, rapporti intrecciati, interviste effettuate, città visitate, persone intervistate, prigioni, centri di detenzione per immigrati. Ma cosa smuove una giornalista ad addentrarsi in ambienti tanto pericolosi? Quello che lei definisce "il mal di Libia" , quel male dentro il quale ci sono tante cose, amore per una terra molto martoriata, amore per il suo popolo, ma anche rabbia per la sua incapacità di ribellarsi al male, per cedere ai compromessi.
Nonostante tutto, questo libro ti lascia dentro quella labile speranza che le nuove generazioni riescano in qualche modo a staccarsi da un vecchio e logoro sistema e che lottino per un futuro migliore.

Yellow

Come ci sia finito questo libro in mano mia non me lo so spiegare, forse la curiosità di leggere qualcosa in merito a questo ragazzo dalla faccia pulita che si è presentato a Sanremo. Non ho capito se sia autobiografico oppure no. E' un libro che parla di sentimenti, di amicizia, di amore, di sofferenza e di insofferenza, di voglia di farcela e paura di sbagliare, di voler bene, ma anche di voler far del male a chi si vuole bene. La parte finale mi è piaciuta, con quel colpo di scena che ti lascia stupita, ma che ne capisci poi il perchè. Insomma per chi è diversamente giovane come me, lettura leggera, da ombrellone. Per tutti i ragazzi di oggi, sono certa che apprezzeranno e tanto.

Cara Giulia - Gino Cecchettin

"Questo libro è iniziato con una porta rimasta aperta. Ci tengo che finisca su una porta che si apre. Perchè questa porta si apre sul futuro e sulla speranza. Il futuro siete voi giovani. La speranza è quella che vi dobbiamo infondere noi adulti affinchè abbiate la voglia e la forza di costruire un mondo migliore."
Quello che ha passato quest'uomo negli ultimi due anni penso sia un qualcosa di indescrivibile. Prima la moglie, poi la figlia. Eppure in questo libro si trova una compostezza unica, ma soprattutto ci sono tanti perchè ai quali si vuole dare una risposta. Eppure nonostante tutto lui prova ad andare avanti, con una forza indescrivibile. Finisci il libro e, mentre pensi a Giulia con una tenerezza unica, vorresti pure abbracciare quest'uomo che è stato duramente messo alla prova dalla vita.

Ne uccide più la gola che la sciarpa - Renato Pozzetto

Ne uccide più la gola che la sciarpa di Renato Pozzetto.
Una lettura leggera, dove Pozzetto ripercorre la sua vita, dagli esordi con Cocchi, agli incontri con personaggi del calibro di Jannacci, al cinema con Celentano, la Melato, la Muti, Boldi e tanti altri ancora. Un personaggio che ha vissuto la vita non facendosi mancare nulla, dalle macchine alle case. E poi un capitolo dedicato al "ragazzo di campagna".
Insomma leggendolo scopri un Pozzetto che mai ti saresti aspettata.

Rosy - Alessandra Carati

Questo è uno di quei libri che divori, perché se è vero che per la legge si viene assolti o condannati “sopra ogni ragionevole dubbio”, allora qualcuno mi deve spiegare per cosa sono stati condannati, visto che tutte le prove, contro di loro, sono state smontate. La sensazione che si sia voluto in qualche modo adattare la confessione, seppur contraddittoria, di Rosa e Olindo, a quanto accaduto è tanta.
Per quanto riguarda tutta la fase processuale e degli interrogatori, sono tante le parti sottolineate, a partire dalla relazione del RIS.
“Nonostante gli sforzi profusi non è stata trovata nessuna traccia delle vittime a casa dei coniugi e nessuna traccia dei coniugi sulla scena del crimine.” […]
“Anche il resto della formazione del fascicolo è una lotta. La procura ha disposto ed effettuato duemila novantanove intercettazioni ambientali e telefoniche, nessuna di queste è stata trascritta e la metà ha una qualità audio così bassa o è talmente danneggiata da essere al limite della compresibilità”.
“Il colonnello, responsabile dell’intera operazione, è sentito in aula il 27 marzo. Evidenzia la presenza sulla scena del crimine di due impronte di scarpe che non appartengono né ai coniugi né ai soccorritori; e, sul muro del corridoio, di un’impronta palmare di sangue appartenente a un soggetto rimasto sconosciuto alle indagini”.
Per quanto riguarda invece la testimonianza dell’unico testimone oculare pare si senta un “è stato Olindo”.
“La corte d’Appello di Milano, due anni dopo, accerterà e stabilirà che l’audio è stato involontariamente manipolato. Si è scambiato “è stato l’Olindo” con “stava uscendo”. Il testimone non ha mai nominato l’imputato subito dopo il risveglio dal coma”.
Che Rosa e Olindo siano due persone fragili e suggestionabili, lo si capisce nella parte che riguarda gli interrogatori dove alla fatica di esprimersi di Rosa, si aggiungono i suggerimenti degli inquirenti. Leggendo il libro sembra che tutti quelli che hanno interrogato Rosa, rielaborino quello che lei dica, facendo adattare la confessione a quanto accaduto.
“Sono interrogati da quattro magistrati, in presenza del maresciallo dei carabinieri; prima lui, poi lei. A entrambi si dice che:
- Sono state trovate tracce di sangue di una vittima e del sopralluogo dell’auto (è stata rinvenuta un’unica traccia, non visibile a occhio nudo).
- ci sono macchi di sangue su un pigiama e un paio di jeans sequestrati la notte stessa dalla loro lavatrice (non è mai stata trovata nessuna macchia);
- è certo che la strage sia stata compiuta da due persone e i magistrati sanno che quelle due persone sono loro.
A entrambi non si dice che:
- non è stato trovato DNA delle vittime a casa loro, né DNA loro sul luogo della strage;
- il testimone, dopo il risveglio dal come, per due settimane ha indicato come suo aggressore una persona diversa da Olindo.
A entrambi è prospettata la certezza dell’ergastolo, in qualsiasi tribunale d’Italia e la separazione per sempre.
Ognuno dei due, per conto proprio, resiste all’urto e si dichiara innocente.
E potrei andare avanti ancora e ancora. Attenzione però. Questo non è un libro che vuole puntare il dito contro nessuno, bensì racconta in maniera oggettiva i fatti.
L’ultima parte riguarda Rosa e non puoi provare tenerezza per questa donna molto fragile.
“Rosa soffre di una disabilità intellettiva lieve (ritardo mentale nella vecchia denominazione). […] A questa disabilità gli psichiatri riconducono l’incapacità di leggere e scrivere, di riferire la propria data di nascita, di distinguere destra e sinistra, di comprendere la relazione di causa-effetto, difficoltà a cogliere le conseguenze penali delle proprie dichiarazioni; compiacenza, suggestionabilità; vulnerabilità. Da qui il rapporto simbiotico con Olindo. Da qui, la facilità a subire manipolazione e abusi”.
Finisci il libro e avverti un senso di sgomento, incredulità per quanto hai letto, perché se da una parte fatichi a credere alla loro colpevolezza, dall’altra fai altrettanto fatica a credere ad uno Stato che sbaglia così clamorosamente.
Spero che, con la riapertura del caso, si possa far luce su tutti quei punti oscuri dell’indagine.

La città autistica

La città autistica di Alberto Vanolo.

Non chiedetemi perché questo libro sia finito nella mia borsa, ma tantè…
Piccolino, scritto da chi conosce bene la tematica, va letto con molta calma, visto che gli spunti di riflessione sono tantissimi.
“Proviamo a immaginare un altro tipo di città, aperta alla differenza. Uno spazio dove ripensare l’incontro con le neurodiversità e dove sperimentare altri ritmi, relazioni, e modi di vivere. Una città così, orgogliosamente autistica, avrebbe molto da offrire.”
Il libro è diviso in capitoli, il primo si intitola “il potere delle categorie”.
“L’autismo è comunemente inteso come disturbo dello sviluppo caratterizzato da difficoltà delle interazioni sociali e nella comunicazione, oltre a interessi limitati e a comportamenti ripetitivi” […]
“L’autismo non è una malattia e non è sempre sinonimo di disabilità. Certamente può essere inabilitante, difficile o doloroso per molte persone e famiglie come ho sperimentato sulla mia pelle. Si possono però sviluppare differenti linee argomentative che sottolineano la necessità di un ripensamento della categoria e di una sua depatologizzazione.” […]
“L’autismo è un modo di essere, un’esperienza pervasiva che colora qualsiasi situazione, sensazione, pensiero, emozione o incontro. Non è possibile separare l’autismo dalla persona, e se anche fosse possibile, la persona che ne risulterebbe non sarebbe più la stessa”.
Spesso leggendo questo libro mi sono ricordata del film “Rain man” ma ho capito quanto l’associazione spesso non sia corretta, in quanto esistono molte forme di autismo e molte sfumature delle stesso.
Il secondo capitolo riguarda lo spazio.
“Le persone autistiche, in condizioni di stress, fragilità o eccesso di stimoli sensoriali, possono sovraccaricarsi fino a generare un crollo improvviso che può manifestarsi in maniere differenti, come urla fuori controllo, pianto inconsolabile, disperazione e, in generale, reazioni psicofisiche molto intense o addirittura violente”.
Ho pensato alla difficoltà di queste persone a vivere in una società piena di luci, suoni, rumori, dove la gente corre e non cammina, dove i tempi sono molto stretti. Mi ha fatto piacere però leggere anche che alcune catene di supermercati hanno predisposto fasce orarie “tranquille” con luci basse, niente musica, proprio per aiutare le persone autistiche ad avere un piccolo luogo dove poter vivere secondo i loro “modi”.
Il terzo capitolo riguarda la vita urbana, ma in questo caso c’è veramente ancora tanto lavoro da fare.
Il quarto capitolo che si intitola “Tattiche queer” sinceramente parlando non l’ho capito e ho fatto pure fatica a leggerlo.
L’ultimo capitolo “Per una città autistica”, l’autore fa tutta una serie di considerazioni e riflessioni per rendere le città più vivibili per tutti.
Spesso leggendo questo libro mi sono chiesta come sia vivere con ritmi diversi dai nostri, con modalità diverse, ma ovviamente ho fatto molta fatica ad immedesimarmi. Certo entrare in un supermercato senza musica e con le luci basse a me non cambia molto, ma sicuramente ad una persona autistica si. Spero che tanti altri supermercati in futuro inizino almeno a sperimentare questi “orari tranquilli” e chissà che magari non giovi pure a noi rallentare un pochino i nostri stili di vita.

Altrove - Nicolò Govoni

"Nessun cadavere sul Ponte di Po stamattina. Grazie a Dio".
Inizia così questo libro di Nicolò, un libro sicuramente diverso dagli altri. Ambientato a Cremona, sua città natale, è un misto tra giallo e fantasy, ma avendo sempre cura di parlare di immigrazione.
"Buffa cosa, la verità, no? Ogni essere umano ha la sua, eppure ognuno si comporta come se la propria fosse l'unica possibile, come se si potesse davvero arrivare a una versione dei fatti, una visione delle cose che sia veramente universale."
Questa parte mi ha fatto ritornare in mente quando facevo la volontaria in un centro di accoglienza per i profughi siriani. Spesso mi lamentavo perchè non accettavano questo o quel vestito, loro, che scappando dalla guerra di certo non erano arrivati da noi con le valigie. Ricordo ancora le parole di un volontario originario dell'Africa: "tu pensi e giudichi secondo la tua cultura, che non è la loro".
"Che l'essere stranieri è nella maggior parte dei casi una scelta di chi accoglie anzichè una caratteristica di chi arriva".
Un libro che si legge bene, che ti fa riflettere e che non dimenticherai facilmente.

L'isola dei senza memoria - Yoko Ogawa

Questo libro non mi è piaciuto e, a pag. 133 l'ho mollato senza se e senza ma. Spesso sui social ci si confronta se valga la pena continuare o lasciare perdere. Io sono dell'idea che se dopo un tot di pagine un libro non ti prende, non riesci a seguirne la storia, e devi rileggere le pagine due volte per ricordartele, allora forse non è il libro adatto a te.

Giù nella valle - Paolo Cognetti

Un libro stupendo! Si parla di natura, di rapporti tra animali e uomini, di legami familiari, di amicizia, di vita di montagna. Poi ci sono i boschi, i prati, la vita tranquilla di certi paesini, il Sesia o la Sesia a seconda se sei del posto o vieni da fuori. Finisci il libro e ti viene voglia di partire subito, per vedere con i tuoi occhi tutti quei posti meravigliosamente descritti dall'autore.

Il sapore dell'albicocco - Nicola Pesce

Faccio difficoltà nel trovare le parole giuste per descrivere questo libro. L'autore per raccontare se stesso e la sua storia inventa il personaggio di un boscaiolo. Un po' distaccato dal mondo, silenzioso, ma sempre gentile, attraverso questo racconto ci fa vedere il suo mondo, che sicuramente è diverso dal nostro e di tutte le difficoltà che ha dovuto superare. Un libro delicato ed aspro allo stesso tempo, ma sempre con uno sguardo positivo rivolto al futuro.

L'ultima cosa bella sulla faccia della terra - Michael Bible

Difficile fare la recensione di questo libro anche perchè non ho ancora capito se mi sia piaciuto oppure no.
E' ambientato in una piccola cittadina americana, di quelle dove ci si conosce tutti e non succede mai nulla. Un giorno il protagonista di questa storia compie un gesto eclatante che coinvolge parecchie persone. Verrà condannato a morte e dalla sua cella inizia una parte del racconto, fatto di eccessi, di stili di vita discutibili, tanto alcol e droga. Per tutta la prima parte di questa sua storia mai un cenno di rammarico per quello che ha fatto. Improvvisamente poi la sua storia sparisce per fare spazio ad altre storie, altri personaggi che hanno, in qualche modo, avuto a che fare con lui. Finisci il libro che ti rimane quel non so che di incompiuto e di non capito. Peccato!

Il sole in valigia

"Prima di questo viaggio ero convinto che viaggiare con il sole in valigia significasse imparare a farsi bastare se stessi. Mi sbagliavo. Viaggiare con i sole in valigia significa saperci allontanare senza mai dimenticare chi siamo e da dove veniamo".
Quanto mi è piaciuto questo libro nel quale, per certi versi mi ci sono ritrovata. La storia viaggia su due binari, in uno c'è la storia dell'autore, nell'altra quella della simpatica vecchiettina che incontra durante un viaggio in treno.
Ho riso quanto racconta di essere entrato in un bar a Milano ed aver chiesto un cornetto e un cappuccino e al suo stupore quando ha appreso che quello che lui chiama cornetto per noi è brioches. Passare dalla città piccola a quella più grande non deve essere semplice, ma ci si adatta. Io dalla città grande a quella più piccola non mi ci sono mai adattata ed alla fine sono tornata a vivere nella città grande.
Che dire poi della ricerca di un appartamento? E vogliamo parlare del lavoro? Ed i ritmi frenetici di vita? Insomma tutte queste novità portano l'autore in una sorta di confusione tra la sua vita di prima al paesello e la vita di adesso. E poi c'è l'Amore che a volte ti fa perdere l'orientamento.
Un libro che fresco, divertente, scorrevole, che non puoi non leggere.

Un'estate

"Una fattoria nella campagna irlandese, una bambina silenziosa, un padre e una madre non suoi. Claire Keegan tratteggia un lessico sentimentale dell'accoglienza e dell'amore genitoriale, in un racconto di sommessa e struggente bellezza"
Questo è quello che si legge sul retro della copertina. Un libro piccino, che si legge in un paio di orette al massimo. Io in tutta sincerità questa storia non l'ho capita. La storia è sì ambientata nella campagna irlandese, però non ho capito come mai, a causa della nascita del futuro fratellino, la protagonista sia stata affidata per un'estate a questa famiglia. E' tutto molto sfumato, tratteggiato troppo delicatamente a mio avviso. La bambina è silenziosa, ma in questi silenzi forse c'è un mondo fatto di tante domande e di tanti paragoni tra la sua vera famiglia e questa; tra quello che a casa sua poteva e non poteva fare e tutte le libertà che questa famiglia invece le concede. Finisci il libro e rimani un po' così tra il mi è piaciuto o non mi è piaciuto e il non ho capito ed il ho capito forse.

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