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Inediti della Grande Guerra
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Inediti della Grande Guerra

Portogruaro [VE] : Nuovadimensione, 2008

Abstract: Dalla presentazione del Prof. Mario Isnenghi, docente di storia contemporanea all'Università di Torino: "Ha molti meriti questo volume. Anzitutto, grazie al ricco apparato fotografico medito in Italia, fa scoprire a se stessi un Veneto e un Frinii quasi sconosciuti. C'è poi il corposo saggio dì Gustavo Corni, uno studioso che ha avuto il merito di aprire una nuova stagione di ricerche sulle terre di oltre Piove nell'anno fra Caporetto e Vittorio Veneto. Angelo Schwarz offre i criteri di lettura dello storico della fotografia e le risultanze di un'analisi quantitativa e tipologica. Eugenio Bucciol- che ha reperito e compiuto la prima selezione delle olografie negli archivi ufficiali austriaci - si misura anche, con commozione, con il tema dei soldati boemi irredentisti e nazionalisti impiccati o fucilati dai loro commilitoni Austro-Ungarici come disertori, le cui lapidi invecchiano remote in diversi luoghi del territorio allora occupato. Quest'ultimo contributo si manifesta meno eccentrico di quanto potrebbe apparire a prima vista, se si riflette che proprio la doppia appartenenza - che fa di quei militari boemi del 1918, alternativamente, dei traditori o degli eroi e comunque dei simboli che prendono segno e senso dal giudizio esterno, politico e storico (come Cesare Battisti, del resto) - si ripresenta in diverse maniere come una caratteristica diffusa di quell'anno eccezionale. in cui con ritmo accelerato nascono e muoiono identità e stati. Per esempio, per un sacerdote in cura d'anime, c'è una doppia e non facile fedeltà, tanto più in queste terre di confine e di fronte a uno stato laico poco amato. Ma l'incertezza di riferimenti e priorità può riguardare , in varia misura, anche gli altri. In die cosa riconoscersi, infatti? Nel Frinii o nell'Italia? Nel microcosmo paesano e dialettale in cui si conoscono tutti o nella patria di cui parlavano il signor-maestro o l'ufficiale ai tempi della leva? Nella propria famiglia o in ambiti di relazione più vasti? E comunque, come si esprime in concreto la giusta scelta davanti all'avanzata austro-ungarico- tedesca: nell'andar via o nel restare? Passare il fiume è la fuga di chi può - l'eterna disguaglianza dei siori - o una nobile affermazione politica? Restare in territorio occupato è opportunismo o cristiana testimonianza di solidarietà verso chi non ha i mezzi per mettersi in salvo? Ecco una prima grande separazione fra gli abitanti, che coinvolge foggi e il domani. L'eco polemica di quella scelta - volta a volta, poi, più e meno voluta o obbligata - traspare ancora nelle testimonianze e nei ricordi. Se abbian fatto bene i sindaci ad andare o i parroci a restare, se era o no collaborazionismo accettare cariche dall'occupante - come avviene a molti parroci veneti e friulani, ma anche ad altri - ecco l'innesco per un duro contenzioso che non si spegno con la vittoria militare. Fa molto bene a mio avviso Corni - in questa tappa ulteriore del suo viaggio di esplorazione in una geografia dei moventi e dei comportamenti umanamente e politicamente molto intricata - a moltiplicare i parametri di riferimento sfumando però i giudizi interpretativi e proponendosi, nell'auspicabile seguito del suo lavoro, una ricognizione documentaria la più vasta possibile; e avvertita anche dei tranelli e delle piste false derivanti da oltre mezzo secolo di lotte e affabulazioni per il controllo della memoria collettiva e per situare e legittimare se stessi - come individui, gruppi, classi, linee di tendenza - rispetto a quel decisivo impatto della storia pubblica con le storie private. Nel finale del suo studio, Schwarz adombra una lettura a grado zero delle fotografie di guerra, senza cioè le attribuzioni di senso die derivano dalle didascalie ufficiali (austriache, come in questo caso, o italiane die siano) e forse proprio per questo più realistiche e rivelatrici dell'insignificanza e della mancanza di senso con cui. quei mesi e quegli anni furono effettivamente vissuti da molti uomini e donne qualsiasi, estranei alla politica e coinvolti a forza in una situazione più grande di loro. Si deve però ritenere che la fantasia e il cuore, la carne e la mente anche del più agnostico e restio fra gli abitanti di quelle terre percorse da eserciti in guerra, siano stati anch'essi attraversati e scossi dai tempi, divenendo il campo di incontro e di scontro fra diverse e anche opposte sollecitazioni. Fotografie, didascalie, così come proclami, alcuni degli strumenti specialmente volti a suscitare immagini e reazioni, ma erano soprattutto le condizioni e gli incontri della vita quotidiana a impressionare chi c'era. Il quale - fosse pure un povero contadino ignaro di politica, non ancora raggiunto dagli alfabeti civici della Patria o della Lega, ma solo da quelli clerico-intransigentì o clerico-moderati di qualche prete paesano - finisce comunque per trovarsi al centro di varie appartenenze e tensioni: è padre o fratello di soldati al fronte (magari non tutti dalla parte italiana) ; è preoccupato per la donna, la casa, il campo; è esposto a vessazioni, ha paura e fame; è costretto a lavorare per chi poi gli porta via il raccolto; vede la fame che attanaglia quanto lui l'occupante e può sperarne il crollo e quindi la fine della guerra, ma le cannonate piovono su casa sua anche dalie linee italiane di là dal Piave. È chiaro, insomma, che la storia sociale deve allearsi con la storia delle mentalità, oltre che con la più tradizionale, ma pur necessaria storia politica, per raccogliere e interpretare i documenti di quell'anno di rottura. Le fotografie danno il loro contributo. Finalmente. Aspettavano da decenni di essere chiamate a farlo. Visto dal di qua del Piave - cioè sulle fotografie ufficiali diparte italiana (che anch'esse stanno per essere esposte in una Mostra itinerante di iniziativa regionale) - l'oltre-Piave invaso potrebbe quasi venire immaginato come un deserto abbandonato. Che vi sono i nemici è risaputo, ma l'occhio dei nostri non li visualizza se non ridotti alla rassicurante misura del prigioniero. Della ritirata si privilegiano gli scorci, meno drammatici e inquietanti delle visioni d'insieme. Contadini - più in generale abitanti rimasti in loco non se ne potranno rivedere che alla fine della guerra, quando fanno ala come spettatori, più o meno numerosi e coinvolti, all'arrivo dei primi plotoni italiani. Non è possibile scattare o anche solo immaginare - ne si vuole da parte dei Comandi fare immaginare - niente di simile alle idilliche fotografie austriache che raffigurano amabili gruppi di popolane intente al lavoro circondate da benevoli militari in piedi oppure operosi gruppi misti di soldati e contadini uniti nel lavoro di mietitura. I fotografi del Comando Supremo italiano visualizzano soprattutto rovine, fanno indovinare il nemico dai suoi effetti malefici sulle cose. Neanche i profughi, del resto, risultano una presenza frequente e marcata. Sono ingombranti e scomodi. Caporetto e ciò che ne consegue è molto difficile da dire, a maggior ragione da rappresentare visivamente, e non solo per le difficoltà e i vincoli nel fare i fotografi in una rotta in massa che travolge milioni di militari e di civili. Fatti saltare i ponti sul Piave, tutto ciò che rimane al di là del nuovo provvisorio confine è pressoché precluso allo sguardo. Da parte italiana si lascia solo indovinare, magari anche si cerca di usare in positivo lo stato di rischio permanente di citi è rimasto di là. Non c'è testo di propaganda die non richiami agli Alpini le grida disperate delle donne venete rimaste in balia dell'invasore. In realtà, di ciò che succede nelle terre occupate non si sa molto e si dice meno ancora. È anche per questo die risultano piene d'interesse le numerose fotografie scattate da parte di chi ne aveva il potere, pur se così facendo intende, anche sul piano dell'immagine, sigillare il proprio dominio sul territorio e propagandare che la vita continua.

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Daniela Ambrosi
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Fotografie che meritano di essere visionate con gli occhi di adesso, descrizione chiara pertanto ancora più incisive, bello per quello che raccontano le immagini.

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