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Altrove
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Govoni, Nicolò

Altrove

Bellaria : Trigono ; [S.l.] : Still I rise, 2023

Abstract: Cremona è una piccola cittadina in cui non accade mai nulla, o così si raccontano i suoi abitanti. Ma quando il fiume Po rigurgita i corpi senza vita di tre bambine, la pace è rotta e parte la caccia alle streghe. La gente non ha dubbi: gli immigrati hanno invaso le piazze, la stazione dei treni e gran parte della periferia: l’assassino non può che essere uno di loro. Poi, però, una delle bambine uccise, o qualcuno che le somiglia terribilmente, torna a bussare alla porta di casa, e la città sprofonda nel panico più totale. Sarà il Commissario Abbandonato a dover risolvere il caso, facendo i conti con l’ossessione che prova nei confronti di Donna, la madre della bambina scomparsa, e con l’amicizia che per tutta una vita lo ha legato a Mamadou, il principale sospettato. Nicolò Govoni torna nella sua terra natia con un romanzo che indaga uno dei temi che più gli stanno a cuore, quello dell’altro e dell’altrove. Un romanzo che pone quelle domande che, prima o poi, tutti noi ci siamo posti nel corso della vita: qual è il nostro posto nel mondo? Si può davvero appartenere a un luogo o solo ad altre persone? E cosa fa di noi un “noi”, mentre un “loro” di tutti gli altri? Il ricavato della vendita del libro verrà donato a Still I Rise.

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sbp47803
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"Nessun cadavere sul Ponte di Po stamattina. Grazie a Dio".
Inizia così questo libro di Nicolò, un libro sicuramente diverso dagli altri. Ambientato a Cremona, sua città natale, è un misto tra giallo e fantasy, ma avendo sempre cura di parlare di immigrazione.
"Buffa cosa, la verità, no? Ogni essere umano ha la sua, eppure ognuno si comporta come se la propria fosse l'unica possibile, come se si potesse davvero arrivare a una versione dei fatti, una visione delle cose che sia veramente universale."
Questa parte mi ha fatto ritornare in mente quando facevo la volontaria in un centro di accoglienza per i profughi siriani. Spesso mi lamentavo perchè non accettavano questo o quel vestito, loro, che scappando dalla guerra di certo non erano arrivati da noi con le valigie. Ricordo ancora le parole di un volontario originario dell'Africa: "tu pensi e giudichi secondo la tua cultura, che non è la loro".
"Che l'essere stranieri è nella maggior parte dei casi una scelta di chi accoglie anzichè una caratteristica di chi arriva".
Un libro che si legge bene, che ti fa riflettere e che non dimenticherai facilmente.

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