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Hotel Silence
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Audur Ava Olafsdottir

Hotel Silence

Torino : Einaudi, 2018

Abstract: Jónas ha quarantanove anni e un talento speciale per riparare le cose. La sua vita, però, non è facile da sistemare: ha appena divorziato, la sua ex moglie gli ha rivelato che la loro amatissima figlia in realtà non è sua, e sua madre è smarrita nelle nebbie della demenza. Tutti i suoi punti di riferimento sono svaniti all'improvviso e Jónas non sa più chi è. Nemmeno il ritrovamento dei suoi diari di gioventù, pieni di appunti su formazioni nuvolose, corpi celesti e corpi di ragazze, lo aiuta: quel giovane che era oggi gli appare come un estraneo, tutta la sua esistenza una menzogna. Comincia a pensare al suicidio, studiando attentamente tutti i possibili sistemi e tutte le variabili, da uomo pratico qual è. Non vuole però che sia sua figlia a trovare il suo corpo, e decide di andare a morire all'estero. La scelta ricade su un paese appena uscito da una terribile guerra civile e ancora disseminato di edifici distrutti e mine antiuomo. Jónas prende una stanza nel remoto Hotel Silence, dove sbarca con un solo cambio di vestiti e la sua irrinunciabile cassetta degli attrezzi. Ma l'incontro con le persone del posto e le loro ferite, in particolare con i due giovanissimi gestori dell'albergo, un fratello e una sorella sopravvissuti alla distruzione, e con il silenzioso bambino di lei, fa slittare il suo progetto giorno dopo giorno...

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sbp47803
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Questo è uno dei tanti libri finiti nella mia wl non so per quale motivo, perchè oggi un libro con una copertina simile non lo avrei mai letto. E' diviso in due parti; la prima carne, dove si conosce il protagonista e tutto quello che gli ruota attorno. L'ho trovato noioso però e troppo ripetitivo. La seconda si intitola cicatrici ed è la parte che mi è piaciuta di più. Purtroppo però lo spazio temporale che separa l'ultima pagina della seconda parte con la fine del libro lascia molte cose in sospeso e tu rimani con quella sensazione di esserti persa qualcosa o di non aver capito il libro. Non dico che sia brutto, per carità, ma forse incompiuto

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