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Gli ultimi messaggi del Forum

Guarda che faccia ! - a cura di Stefania Manetti, Pasquale Causa e della redazione Quaderni ACP

A 6 mesi i bambini vedono meglio le face e questo libro porta a delle risate e a comprendere meglio ogni singola espressione.
Molto consigliato, dato che in momento siamo in un mondo con tante indifferenze, mancanze di compassione e dialoghi cuore a cuore, persona a persona.
Questo libro porta il bambino/bambina a chiedere ai genitore delle espressioni e così capiscono i sentimenti (passaggio che gli aiuterà tantissimo nelle prossime fase).

Papà-isola - Emile Jadoul

Un libro dolcissimo dedicato più ai papà che ai bambini. Racconta come tutti possono essere dei bravi papà in base alle loro caratteristiche.

Cleopatra - Alberto Angela

Bookmhae
CLEOPATRA di Alberto Angela

Ai saggi ho sempre preferito la narrativa – è cosa nota.
Anche in casi come questi, in cui la storia viene divulgata in modo… colloquiale.
Non sono comunque e penso che non diventerò… un fan del genere. Alberto Angela però riesce a catturare comunque l’attenzione e qualcosa di più – rispetto a quanto imparato e poi dimenticato dai banchi di scuola – rimane.
I personaggi della vicenda, la Regina, Marco Antonio, Ottaviano Augusto… Cesare, sono di statura tale da facilitare l’interesse.
Che dire? Vale la pena immergersi nella Roma, Egitto, Grecia, del primo secolo prima di Cristo, per rivivere questa intricata vicenda tra il gossip e la politica internazionale, che ha segnato indelebilmente il corso degli eventi umani.
Inevitabile 7!

Alzare lo sguardo - Susanna Tamaro

“Secondo anno di università. Esame di storia romana. Argomento, le guerre puniche. Il candidato ripete tutto quello che c'è da ripetere, ci manca poco che declami anche i due punti e le eventuali parentesi del testo. Stordito da tanta erudizione, alla fine il professore chiede: “ Mi sa dire dove si trova Cartagine?”. Silenzio, sguardo sbarrato, poi un timido: “In Sudafrica?”.
Sottoforma di una lunga lettera scritta in risposta ad una professoressa, la Tamaro fa un'analisi approfondita e lucida di quanto sia cambiato il sistema scuola e di conseguenza anche la società. Prova anche a mettere a confronto la scuola di ieri, quella con la maestra unica, con la scuola di oggi; (“ non si fanno più i pensierini, ma si studia l'analisi del testo letterario; niente affluenti del Po di destra e di sinistra, ma riflessioni approfondite sul cambiamento climatico”) i ragazzi di ieri, quelli che ancora erano in grado di comunicare, con quelli di oggi, tutti con gli occhi puntati sul cellulare. Non per ultimo anche uno sguardo ai cambiamenti climatici. Quello che ne esce è un quadro desolante. Ma come dargli torto?
Nonostante ci siano persone che la Tamaro non la sopportano proprio io ho scoperto un'autrice molto profonda, con una visione del mondo e della vita altrettanto profondo.
“E solo questa nuova luminosità ci farà vedere la reale essenza delle cose, liberandoci dal gioco della prevedibilità e trasformando la nostra vita in un'avventura davvero degna di essere vissuta.”
Consigliatissimo!

L'aula vuota. Come l'Italia ha distrutto la sua scuola

Forse la parte più interessante del libro è quella storica: dalla riforma della scuola Gentile (1924) con l’impronta umanistica per il liceo classico, il ripensamento di Mussolini con Bottai, il dopoguerra, le istanze del Sessantotto, Decreti Delegati, sindacalizzazione-partitismo per arrivare ai nostri giorni: pedagogia del fare, POF, richieste dell’UE, l’istruzione per competenze che privilegia le materie tecnico-scientifiche sulle umanistiche, che “non servono”: sfratto della storia, ad esempio. Diventa più difficile seguire l’autore sulla polemica con don Milani, a me pare tirata un po’ troppo per la tunica… Don Milani aveva contestualizzato la sua esperienza educativa a Barbiana, che viene smantellata prima della sua morte (1967) perché le famiglie emigrano in città. Alla signora Pirelli che gli chiede suggerimenti per trasferire quell’esperienza in altri luoghi dove c’è bisogno, il priore è chiaro: “Questo vale solo per Barbiana”. Che la scuola italiana, la sinistra lo abbia innalzato sugli altari, può anche essere (ognuno ha i suoi santi, come dimostra anche l’autore), ma nel 2017, cinquanta anni dopo la morte, non ho visto, almeno nella nostra zona, grandi manifestazioni; in una fiera del libro notai che non c’era un libro (della caterva che ne sono stati scritti) che parlava della sua personalità… Ogni progetto educativo è imperfetto. Sulla pedagogia del fare – non sono un pedagogista, né un insegnante – bisogna intendersi. Essa non può essere mai staccata dal pensare, astrarre, riflettere, confrontare la teoria con la prassi; altrimenti è cosa vuota come vuota è la pedagogia del dire, del parlare senza un riscontro con l’esperienza. Il Nostro se la prende, poi, con la lingua delle circolari del Miur, scritte in pedagogese perché vuota, autoreferenziale, presuntuosa… D’accordo, ma lo stesso si potrebbe dire per altri linguaggi tecnici utilizzati da giornalisti, storici, filosofi, politici, economisti, medici... la lista è assai lunga. C’è chi non gli interessa scrivere bene e, quindi, non si è mai sforzato di imparare a farlo. Come la nonna maestra (Signora, perdoni a scrivere è un ignorante) ama l’esercizio della memoria; lamenta che oggi non si imparano le cose a memoria come un tempo. Se l’esercizio della memoria è questo, lo sostengono studiosi del cervello, è meglio lasciare perdere, è come battere un chiodo sullo stesso posto. La memoria va esercitata ma altrimenti. Sull’uso delle tecnologie a scuola e sul suo business (I nuovi poteri forti, F. Foer) in Italia non c’è stato un pubblico dibattito. Ricordo che il prof. Luciano Galliani con il corso su Media Education a Padova mirava a formare persone che ragionassero con la propria testa e non clienti dei poteri forti.
Sono d’accordo con Ernesto Galli della Loggia. Lo studio della storia e della letteratura aiuta a crescere umanamente, a sentirsi parte di un percorso più lungo di quello che possiamo vedere con i soli occhi. I ragazzi più poveri avrebbero bisogno di insegnanti più bravi, motivati e pagati. La scuola dovrebbe essere “l’occasione” per costoro, perché i Pierini hanno mille risorse, amici e parenti per cavarsela nella vita...